Giovedì 11 ottobre
Il volo dura meno del previsto, per i venti favorevoli. Ben
presto, con il cielo ancora scurissimo, ci vediamo servire una colazione a base
di croissant imbottito di prosciutto, muffin ai mirtilli, biscottini, succo di
ananas, caffè, dolcetti vari (ne conservo la maggior parte per dopo) e alle
6:25, con un’ora di anticipo, atterriamo a Madrid. Il buio è ancora totale.
Interminabile il tragitto per raggiungere il terminal K:
sotto coreografiche volte in legno camminiamo sui tapis roulants, scendiamo con
tre rampe di scale mobili, prendiamo il trenino, rislaiamo, riscendiamo…alla
fine ci ritroviamo nell’immenso terminal.
Sono già le 7 e mezza,
ma il giorno non accenna a spuntare: qui in Spagna hanno adottato l’ora
centrale europea. Dopo le otto cominciamo a vedere un po’ di chiarore dietro le
nuvole e solo alle 9, dietro alle gigantesche vetrate, il cielo è del tutto
chiaro. Un delicato azzurro è percorso da nuvole lunghe e leggere; solo a ovest
le nuvole sono più dense.
Il volo è breve…solo due ore e mezza, balliamo un pochino,
entrando ed uscendo dalle nuvole. Davanti a noi Camillo, un bimbo spagnolo di 7
anni viaggia da solo: lo intratteniamo con qualche chiacchiera, arrangiandoci
con la lingua; gli passo una caramella e uno dei miei giornaletti enigmistici con
disegni da completare e differenze da trovare.
Atterriamo a Malpensa, nella tipica nebbiolina milanese di
ottobre. Il taxi prenotato ci aspetta. Per prendere una chiave che mi manca,
passiamo dalla casa di Eleonora, mia figlia (che bello riabbracciarla) ed alle
due siamo a casa.
Riesco a disfare le valigie, mentre Paolo fa una piccola
spesa e si dedica ai salvataggi delle foto sul suo pc; cerchiamo di lottare
contro lo sfasamento del fuso, ma alle cinque del pomeriggio crolliamo addormentati.
La fine di un viaggio lascia il sapore un po' amaro del rimpianto, attenuato dalla felicità di avere vissuto un'esperienza ricca e straordinaria che resterà impressa per sempre nei vostri cuori. Paola e Paolo, siete davvero eccezionali!
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