Mercoledì 10 Ottobre
Eccoci qui: il viaggio è giunto alla conclusione.
Fatico un po’ a gestire i sentimenti contrastanti: un gran
desiderio di rivedere tutti i miei cari, cui si frappone una fifa dell’aereo
che non riesco mai a cancellare del tutto, ed una tremenda nostalgia per luoghi
e persone americani, che vorrei poter rivedere e rivivere a lungo. Non siamo di
fretta: piove e tira vento, così rinunciamo al giretto mattutino che avevamo
programmato e restiamo in hotel. Il taxi verrà a prenderci a mezzogiorno.
Mentre lotto per distribuire i pesi nel bagaglio e per
riuscire a chiudere le valigie (i dinosauri acquistati ieri mi creano un serio
problema…), rivedo immagini-flash dei luoghi visti e dei momenti vissuti: il
cielo blu e rosso delle rocce di Canyonlands e degli Arches, le gigantesche
sequoie come cattedrali nel verde delle loro foreste, l’atmosfera unica di san
Francisco, le vertigini del Logan Pass, i giorni trascorsi a Seattle, tanto
intensi sia per gli affetti e le emozioni del matrimonio di Linda e Chris che
per la meraviglia per una città tanto bella. La nostra piccola cabin nel bosco,
al rim nord del Grand Canyon, e la stanza del lodge nel deserto, al bordo della
Death Valley; il cervo accanto alla strada a Yellowstone ed il bisonte che ci
precede sul ponte; la sveglia all’alba con colazione in piede, a base di dolce
alla banana, nel motel a Three Forks; il verde e l’azzurro delle Cascade
Mountains, le rocce di Yosemite, le serate al chiar di luna sotto al portico
della casa dei nonni di Chris, con gli aeri in coda nel cielo; il segreto
dell’Antelope Canyon, la corsa nella sabbia sulla jeep per raggiungerlo e il
battello che si insinua nei meandri di roccia sull’acqua liscia del lago
Powell; la rovente atmosfera del Lake Mead e l’incredibile maestosità della
Hoover Dam; la cena accanto alla piscina di Veronica, i bbqs di Seattle, il
Moma con Trisch, la serata con la musica della dolce Cynthia; le strade che si
perdono all’infinito nelle praterie, i grattacieli di New York come pareti
luminose di un canyon… potrei continuare all’infinito, un ricordo ne richiama
un altro….ma il tempo scorre: ora siamo in taxi, attraverso Brooklyn, ora
inganniamo l’attesa al JFK comprando un libro (The Innocents Abrad, di Mark
Twain), cioccolatini, t-shirt e una felpa che Paolo indossa subito. Ora siamo
in volo, assetati (ho dimenticato di comprarmi l’acqua a terra e qui il
personale è indaffaratissimo); ora ammortizzo il solito batticuore con le parole
crociate e divertendomi con la cena niente male offerta da Iberia. Ora vediamo
un film, “L’uomo ragno”; ora Paolo dormicchia e ci provo anche io, ma resto sveglissima,
e continuo con le mie parole crociate.
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| Le ultime foto di Brooklyn |
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| Ormai siamo al JFK |
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| Pronti a partire ... |
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| Inizio rullaggio |
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| Si va ....ormai tutto alle spalle :) |
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