Che dormita! Nove ore filate, più altre tre sonnecchiate nel
tardo pomeriggio. Oggi piove, a dispetto di tutte le previsioni che davano
cielo sereno.
Tira anche vento e, dato che ormai abbiamo completato il
nostro elenco di cose da fare qui a NY, io me ne sto al calduccio in hotel
mentre Paolo torna al ponte di Brooklyn armato della inseparabile fotocamera.
Rientra con due “caeser salads” per pranzo. Poi, gli cedo il
pc a cui ho lavorato per tutta la mattina e, mentre lui aggiorna il blog, io mi
sprofondo nella lettura de “L’importanza di chiamarsi Ernesto”, in inglese:
questo viaggio ha accresciuto il mio desiderio di ‘entrare’ nella lingua ed è
bello leggere le opere nel loro testo originale (in questo caso è più facile
perché conosco bene questo testo nella traduzione italiana).
Verso le 4 e mezza mi viene l’idea di comprare qualcosa per
regalo ai miei nipotini anche da New York; in internet scopro che, proprio
all’angolo tra il Central Park a la 5th Avenue c’è un famosissimo negozio di
giocattoli, il FAO Schwarz. Detto fatto, risaliamo le scale della subway e ci
troviamo nella pioggerellina dell’imbrunire, proprio davanti al Plaza.
Camminando lungo il Central Park, vediamo un altro scorcio del lago sud,
contornato dagli alberi scuri; l’acqua ha ormai un color grigio indaco e le
anatre lasciano luminose scie d’argento. Attorno a noi sono accesi i lampioni;
tra fari gialli e rossi di auto auto, taxi, bus (e anche dei risciò), compaiono
le vetrine illuminate dei due piani del negozio. Ci entriamo, presi da una
meraviglia infantile: meravigliosi peluches grandi e piccoli, di ogni
dimensione, riempiono l’ingresso e i primi scaffali, seguiti da ogni sorta di
giocattoli. Al piano superiore trovo quello che cercavo: dinosauri per Gabriele
e transformer per Roberto.
Quando usciamo, alle sei, è ormai del tutto buio. C’è anche
un po’ di vento, che vaporizza la pioggerellina e rende inutile l’ombrello.
Decidiamo di camminare fino al 250 di Park Avenue, dove dovrebbe esserci un
ottimo ristorante sudamericano (Paolo desidera una grigliata e lì potrebbe
avere l’asado argentino). Passiamo davanti ai lussuosi negozi della Madison
Avenue, poi al Woldorf Astoria ed infine scopriamo che il ristorante non esiste
più. Siamo un po’ indecisi…i ristoranti nei paraggi ci sembrano poco attraenti
e molto costosi, ma Paolo ha l’idea di portarmi in un ristorante che ha visto
questa mattina, vicino al ponte di Brooklyn.
È un’ottima idea: il ristorante, Bevacco, ha una atmosfera tutta sua, molto
newyorkese pur essendo impostato sulla cucina italiana. La cena è squisita:
dividiamo un antipasto di veri salumi italiani, che ci vengono serviti con una
focaccia che non ha nulla da invidiare a quella genovese, poi Paolo sceglie una
tagliata, ottima, che gli viene servita con croquet di riso e mousse di
melanzane, mentre io mi gusto delle deliziose pappardelle fatte in casa, al
ragù d’agnello e asparagi con olio al tartufo. La serata si conclude con una
inaspettata ed interessante chiacchierata con la marketing manager del locale,
Paola, una simpatica giovane cuneese, superattiva, artista e legata
all’ambiente artistico sia italiano che americano: vive qui da ormai due anni,
e le piace molto, ma quando ci salutiamo gli occhi le brillano di nostalgia per
l’Italia….
 |
| La Statua della Libertà da Brooklyn ... |
 |
| Sotto il Ponte di Brooklyn |
 |
| Brooklyn: Old Fulton Street |
 |
| Il Ponte di Broccolino |
 |
| Questa è ARTE !!! |
 |
| Il ponte è molooto più artistico ! |
 |
| Manhattan skyline da Brooklyn |
 |
| Per le via di Brooklyn Highs |
Nessun commento:
Posta un commento