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domenica 9 settembre 2012

#Domenica 09 set - Detour verso il Colorado



Visualizza Moab (UT) - Norwood (CO) in una mappa di dimensioni maggiori



Dormiamo benissimo nella confortevole stanza del Best Western. Dopo un’altra deliziosa colazione al “Pancake Haus”, io mi dilungo al pc con mail e telefonate e, prima di lasciare Moab, approfitto di asse e ferro da stiro per sistemare un po' il nostro guardaroba.




Così, sono già le 10,30 quando rientriamo nell’Arches National Park per vederlo anche con la luce del mattino… e in effetti con la luce del mattino tutto ha un altro aspetto, sempre stupendo.
Ci fermiamo ancora nella meravigliosa ‘Park Avenue’ per qualche foto.
Rivediamo e rifotografiamo l’incredibile Balanced Rock, poi seguiamo la deviazione fino a Turret Ach e infine ci inoltriamo a piedi su sabbia e rocce, alla ricerca di Window South e Window North. Non c'è nessun altro oltre noi e la passeggiata ha un sapore avventuroso, anche perché io dimentico di calzare scarpe chiuse e, mentre Paolo è già un centinaio di metri avanti, mi trovo a girovagare con i sandali su rocce arroventate, tra sassi e cespugli...tutti luoghi dai quali mi pare possano sbucare i ogni momento frotte di serpenti a sonagli, scorpioni e compagnia bella, insomma gli animali che qui sono di casa. Procedo però impavida (battendo di tanto in tanto le mani per far rumore...). Ci addentriamo in una complessa formazione di rocce e all’improvviso scopriamo le due ‘finestre’ aperte in alto nella roccia rossa sul cielo blu intensissimo; soli e lontani dal sentiero, riusciamo a respirare completamente questa atmosfera surreale, ma allo stesso tempo estremamente reale e concreta…sassi, rocce dalle forme inverosimili, arbusti tenaci, insetti ed animali che riescono a sopravvivere a queste temperature, praticamente senza acqua (e che fortunatamente io non vedo, tranne le indaffaratissime formiche che costruiscono ovunque piccoli coni di sabbia rossa intorno alle aperture dei loro formicai).
In auto, proseguiamo fino a Devils Garden (io mi chiedo il perché di questo nome): qui la strada finisce e ci avviamo a piedi lungo il trail, ben equipaggiati con acqua, cappello di paglia (io) e tovagliolo bianco con nodini agli angoli stile Lawrence d'Arabia (Paolo). La poesia indescrivibile di anfratti, campanili, pareti, ed archi incredibilmente slanciati (il Landascape Arch sembra proprio sospeso per miracolo) deve lottare con un caldo infernale (e qui astutamente capisco il perché del nome Devils Garden) e con l'affanno di un faticosissimo camminare (anche in salita) sulla sabbia finissima e rovente. Paolo è sul punto di liquefarsi ed io davvero non mi ribello all'idea di rinunciare all'ultimo tratto di percorso, lungo e ancor più in salita… con questo caldo rischieremmo un infarto.


































Rientriamo a Moab; mentre Paolo recupera le forze dopo la camminata schiacciando un pisolino, io mi occupo della spesa nel supermercato; segue  un veloce picnic sotto gli alberi del distributore e poi il pieno di benzina.
Torniamo nella zona nord di Moab, dove io sto quasi un’ora ad acquistare fossili e pietre per i miei nipotini (devo rinunciare all'acquisto di uno splendido, enorme pezzo di femore fossile di dinosauro, una vera occasione...solo 4 milioni e mezzo di dollari!). Mentre io mi aggiro tra banchi (in parte sotto il sole rovente) con migliaia di pietre, pietruzze, conchiglie, ossa e fossili, Paolo dorme come un ghiro all'ombra di fresche frasche (poverino...oltre alla faticata delle camminate, stamattina si era svegliato alle 5 e mezza, mettendosi a lavorare a questo blog) .
Dato l’anticipo sulla nostra tabella di marcia, ieri abbiamo deciso per una deviazione dal percorso, verso luoghi che ho sempre ‘sognato’ e visitato con google innumerevoli volte: Telluride, Mount Sneffels, Ouray. Paolo invece è attratto da Durango, con la sua ferrovia e le locomotive a vapore.
Alle 4 pm circa, partiamo da Moab e imbocchiamo la strada 46.... La Sal, Naturite… il paesaggio cambia; diviene sempre più verde. Guido io finché improvvisamente la strada percorre il ciglio di un burrone. L’esperienza del Logan Pass ha lasciato il segno! Paolo mi dà il cambio, proseguendo nel canyon: giungiamo in Colorado entrando in una immensa vallata, praticamente disabitata, che si allunga in praterie e foreste. La strada ha ora il numero 90 e passa da Naturita (paesino che pare viva di bomboloni a gas e rottami, anche se è evidente e contrastante uno sforzo di miglioramento: c'è qualche casa davvero decorosa, un saloon ed una piccola, bella biblioteca).
Il paesaggio diventa man mano sempre più verde e all'orizzonte appaiono le Rocky Mountains; giungiamo su un altopiano fertile e vastissimo, costellato da ranches e dominato dalle Rocky Mountains con il cono perfetto del Lone Cone (che io per un po’ penso sia il Mount Sneffels).
Ci fermiamo in un grazioso lodge di Norwood e ceniamo in un saloon tipico, tutto in legno e frequentato da persone socievoli (e chiassose, quando giocano a biliardo).
Veramente piacevole la cena: Paolo sceglie una New Yorker (bistecca) di 8 once, mentre io mangio il piatto tipico locale: pesce gatto, ottimo!





















Tramonto a Norwood





Cena al Saloon di Norwood







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