Domenica 16 settembre
Rapida partenza verso Las Vegas, lungo l’autostrada 15 che,
dopo poco St. George, attraversa una zona di alte, aspre, incombenti rocce.
Poi, si apre la pianura, sconfinata. Paolo ad un certo punto ha l’idea di
lasciare la 15 e di entrare nel Lake Mead National Park , adiacente al Valley of Fire State Park : entriamo così in un mondo spettacolare, ci
pare di essere su Marte malgrado la presenza del grande lago artificiale che, a
causa delle temperature e delle caratteristiche del terreno, non riesce ad addolcire
il microclima.
Ci fermiamo ad ogni piazzola per scattare foto, affascinati,
camminando su sassi e sabbia roventi dove vivono serpenti a sonagli e
scorpioni! (ma non ne vediamo nemmeno uno…)
In una delle innumerevoli soste per fotografare, incontriamo
prima un giovane italiano (toscano) che viaggia da solo, poi due australiani
sulla sessantina, gioviali ed espansivi, con cui ci fermiamo a chiacchierare un
poco, all’ombra della tettoia di un tavolo da picnic. Non resistiamo a lungo:
il caldo è tremendo…ci facciamo reciprocamente fotografare e ci salutiamo.
Dividendo il tavolo con il giovane toscano incontrato poco fa, pranziamo
a Calville Bay, una delle quattro o
cinque località turistiche sulle rive, dove ci accorgiamo di quanta vita sia
riuscito a portare qui il lago: depositi per barche, pontili, ristorante, lodge,
bar, ecc.
In fondo al lago la diga (Hoover Dam) è impressionante,
incastrata tra rocce altissime e roventi..l'abbiamo percorsa in auto ed io anche
a piedi, in un caldo infernale!
Dalla Hoover Dam raggiungiamo Las Vegas in poco più di
un’ora. C’è un gran movimento, gente che arriva, gente che parte, code
interminabili ai check degli alberghi, ma non abbiamo problemi ad ottenere una
stanza al Circus Circus, enorme e un po’ discosto, dove eravamo già scesi nel
2006. Las Vegas è una vera follia! ma è divertente essere qui: tutto è
perfettamente organizzato per far perdere il senso della realtà.
Alberghi-grattacielo a tema (Venezia, Montecarlo, Egitto, antica Roma, ecc.);
l'albergo dove siamo noi (Circus Circus) è tutto giocato sul tema
circo-maschere-pagliacci, è un gigantesco intrico di sale da gioco senza fine,
negozi, ristoranti di ogni genere, bar, botteghe per tatuaggi, massaggi, smalto
unghie, ecc. il tutto senza soluzione di continuità e senza affacci all'esterno:
bisogna che l'ospite perda il senso del tempo, del luogo, delle convenzioni e
si lasci prendere dal vortice del gioco. Le sale sono immense, non chiudono
mai, notte e giorno sono la stessa cosa, e lì, unico luogo negli USA, è persino
consentito fumare....insomma puoi far tutto, basta che giochi. Gli alberghi,
bellissimi, qui costano veramente poco: ti invogliano a restare...poi spendi
per tutto il resto. In camera, diversamente da tutte le camere anche dei più
semplici motel, non c’è il cofee-maker: tutto è fatto per attirare fuori dalla
camera, a consumare e giocare. Lo stesso
vale per il frigo (chi lo vuole paga 16$ al giorno, noi però lo abbiamo gratis
perché ci serve per le medicine)
Noi siamo al quindicesimo piano, in una stanza davvero confortevole:
ci rendiamo conto di aver bisogno di riposo e decidiamo di fermarci qui due o
tre giorni.
Dopo la cena in uno dei locali dell’hotel, passeggiamo un
poco per le immense sale da gioco e lungo il Las Vegas Boulevard: noi non
amiamo il gioco d’azzardo, ma è divertentissimo immergerci nell’atmosfera
folle, tra milioni di lampadine rutilanti, e fa un effetto strano essere qui, a
passeggiare in luoghi tanto spesso visti al cinema che erano ormai divenuti per
noi quasi irreali.
| Non è un'opera d'arte? |
| La Hoover Dam. Sono fissata con le dighe...questa, poi, è mitica (mai come la Roosvelt Dam vicino a Phoenix, che ho immortalato in uno dei miei dipinti e che abbiamo visitato nel 2006) |
| Paolo viene a riprendermi, dopo la mia passeggiata avanti e indietro sulla diga |
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