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mercoledì 19 settembre 2012

#Mercoledì 19 settembre: Las Vegas - Death Valley




Visualizza Las Vegas (NV) - Panamint (CA) in una mappa di dimensioni maggiori

Mercoledì 19 settembre

Il mio sesto senso, ieri, aveva insinuato qualche sospetto sullo stato dei pneumatici e Paolo previdente (dato che oggi ci aspetta la Death Valley) fa controllare le gomme: seconda foratura!!
Paolo, lamentandosi del fatto che gli ‘faccio perder tempo’ fa ben 10 miglia tra andata e ritorno, per tornare a prendermi dopo aver fatto riparare la gomma. Io, nel frattempo, in hotel non faccio nulla: scrivo solo 10 giorni di diario del blog :)))
Lasciamo Las Vegas alle 10:20 scattando foto qui e là al regno dell’illusione, così diverso, direi smascherato dalla la luce del sole.
Dal paesaggio già desertico del territorio di Las Vegas, velocemente passiamo a terre sempre più aride. Entriamo nella Death Valley da sud-ovest, provenienti da Shoshone. Io, che non so per quale motivo amo moltissimo i luoghi deserti, sono letteralmente affascinata. Il termometro sale. Attorno a noi spianate roventi, screpolate e bianche di sale, circondate dune di ghiaia, massi e sassi che sembrano tizzoni e da montagne e rocce contorte, impastate, tagliate, stratificate: le sfumature di colori sono infinite, io vado in visibilio e scatto foto all’impazzata. Ogni volta che usciamo dall’auto, veniamo investiti da zaffate roventi; si riesce a stare fuori solo per pochi minuti, camminando su sassi ardenti che solo scorpioni e rattlesnakes possono abitare. Ci fermiamo alle Ashford Mill Ruins: una toilette, in cui ci guardiamo bene dall’entrare, e due arroventati, inutilizzabili tavoli da picnic metallici, surreali.
Paolo conosce già questi luoghi e non sbaglia portandomi nella spettacolare, meravigliosa Artist Drive, strettissima e sinuosa a ridosso di alte rocce: una strada fantastica che in un saliscendi da lunapark si insinua tra massi e scarpate di ghiaia dagli imprevedibili colori: amaranto e verderame,  grigio e ocra, bruno scuro e azzurro.
Attraversando una spianata, tocchiamo i 114°F (45,5°C). Siamo cotti, quando alle 4 approdiamo al Visitor Center di Furnace Creek. Una simpaticissima ranger ci parla del ‘suo’ Oregon (il suo colore preferito è il verde…forse l’unico che qui non c’è, se si escludono i pochi sparuti alberelli attorno al parcheggio) e ci informa circa le modalità ‘safe’ di attraversamento di Yosemite (c’è un pericolo di contagio da Hantavitus solo nelle tende di certi campgrounds da cui staremo alla larghissima).
Sorpassiamo poi le dorate Sand Dunes, cosparse di cespuglietti verdi, che ci appaiono dolci tanto è il contrasto con i luoghi da cui proveniamo.
Nell’uscire dalla Death Valley verso Panamint ci aspetta ancora una sorpresa: risaliamo dalla depressione e ci troviamo su un passo attorniato da rilievi arrotondati bruno scuro, che improvvisamente precipitano su una discesa ripida, aperta su una larga vallata trasversale: controsole, la spianata è chiarissima, lucente, tagliata a metà dalla strada.
A metà della spianata ci fermiamo: argilla screpolata e sale…ci manca proprio solo Clint Eastwood a cavallo! Dalle montagne paiono provenire le note di ‘C’era una volta il West’...
Subito dopo c’è una stazione di servizio ed il nostro Panamint Springs Resort, letteralmente in mezzo al deserto, costruito negli anni ’50. La nostra sistemazione, previdentemente prenotata da Paolo ieri, è spartana, ma pulita ed accogliente. Camera, bagno, arredamento ci riportano indietro nel tempo, nell’atmosfera delle case viste al Clark County Museum. Fuori dalla nostra porta, agavi e cactus.
A occidente, bassa nel rosa dorato del cielo, compare la delicata fettina della luna crescente.
Ceniamo molto semplicemente, sotto la tettoia della lobby-restaurant, immersi in un tramonto indimenticabile, mentre il caldo si attenua di minuto in minuto. Immagino i luoghi della Death Valley, di giorno preda dei vortici di calore, acquietarsi per la notte.
E indimenticabile è poi la stellata: la via lattea attraversa la cupola scurissima del cielo, resa tridimensionale da milioni di stelle brillantissime, piccole, grandi, minime…disegnano nel cielo qualunque cosa la mia immaginazione voglia vedere…

















































































































































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