Lunedì 24
settembre, Fresno – Sequoia and King Ntl. Park
Dopo una dormita meravigliosa, ci rechiamo per colazione dal
McDonald accanto al motel (abbiamo i vouchers del nostro albergo). C’è una fila
di auto al drive-in; io sbaglio l’ordinazione e mi trovo sul vassoio un panino
con formaggio-uovo-prosciutto che non riesco a mangiare, comunque l’esperienza
è divertente.
Percorriamo le strade centrali di Fresno, che Paolo
ricordava come un paesetto di poche case…invece è una città coi fiocchi,
ordinata e pulita, con giardini e edifici di un certo tono.
Prendiamo la 180 e attraversiamo coltivazioni di mele,
pesche, prugne. Ci fermiamo ad acquistare frutta e pomodori a una delle
bancarelle lungo la strada.
Dalla pianura saliamo su colline che si alzano sempre più,
rivestendosi man mano di boschi, e con una lunga strada tortuosa e panoramica,
giungiamo all’ingresso del Sequoia and King Ntl. Park…ed è subito uno
spettacolo! Vediamo la prima grande sequoia, dall’inconfondibile tronco rosso;
poco dopo ne compaiono altre tre a destra della strada, poi due a sinistra….è
un incanto. Lasciamo la macchina in un’area di sosta circondata da alberi
spettacolari e percorriamo un breve sentiero nel bosco, incontrando altre
sequoie. Poco dopo, si apre sul sentiero una specie di grotta…ci metto un poì a
realizzare che è la base di una enorme sequoia caduta, in cui si entra, si
cammina, si esce dall’altra parte! è famosa per aver dato riparo ad una intera
squadriglia di soldati.
Infine, si giunge davanti ad una sequoia gigantesca: il
General Grant Tree. Ha circa 1700 anni. È davvero un’emozione indescrivibile
trovarsi sotto questo albero, sembra una cattedrale. Si resta in silenzio, si
guarda in su, si cerca di afferrare con gli occhi questa meraviglia, ma lo
sguardo non la può contenere e passa dalla enorme base (32,8 metri di
circonferenza), al tronco solcato da profonde scanalature, ai rami poderosi,
alla chioma scura, agli aghi sottili che il vento stacca e fa cadere attorno,
fluttuanti come neve. Anche le macchine fotografiche sono in difficoltà:
impossibile rendere l’imponente presenza di questo albero.
Facciamo il nostro picnic nell’area di sosta, a base di
pollo (quello del KFC di ieri sera), pomodori e frutta, mentre gli occhi
continuano a passare da un albero all’altro.
Percorriamo la strada nel parco, sempre immersi in boschi di
conifere, e raggiungiamo l’imbocco del sentiero che porta ad un altro grande
albero famoso: il General Sherman Tree . Il sentiero scende nel bosco,
attraversato di continuo da scoiattoli indaffaratissimi. C’è una certa
agitazione nell’aria…ci dicono che è stato appena visto un black bear, proprio
qui. Paolo spera di vederlo…io spero di non vederlo, o almeno di vederlo a
debita distanza. Scendiamo sul sentiero, inoltrandoci in un bosco che ad ogni
passo ci riempie di meraviglia: una dopo l’altra, compaiono sequoie splendide,
poi compare il General Sherman Tree….e ancora una volta, non c’è che il
silenzio di fronte ad una simile meraviglia. Gigantesco, imponente, un albero
che mette in soggezione, quasi fosse dotato di una sua sapienza, che
conservasse in sé la memoria dei millenni trascorsi. Mentre nascevano e
morivano imperi e civiltà, mentre milioni di uomini vivevano le loro vite, i
loro drammi, le loro felicità, lui era qui e cresceva silenzioso nel vento che
sale dalle pianure, nella neve e nel
sole, sotto piogge e temporali, avvolto di tanto in tanto dal fuoco…
Il fuoco è indispensabile alle sequoie: fa spazio intorno a
loro, mentre la loro speciale resina le protegge. Il fuoco inoltre dischiude i
loro semi.
Ci aspetta ancora il Tunnel Log, che raggiungiamo con una
meravigliosa strada sinuosa, stretta tra le piante giganti: si tratta di una
sequoia caduta sulla strada nel 1937, nella quale è stato aperto un tunnel di
passaggio per le auto…ci passiamo anche noi e proseguiamo per un po’ nel bosco.
È ormai il tramonto: rientrando, circa un miglio dopo il Tunnel Log, ci
fermiamo perché vediamo due persone che indicano qualcosa. Paolo è felice:
finalmente vediamo l’orso! Un cucciolo (ma c’è di certo la madre vicino) a una
cinquantina di metri da noi, che si sposta lentamente avanti e indietro nel
bosco: appare, scompare dietro alberi e cespugli…impossibile fotografarlo.
Il rientro è lungo: la strada che ci porta all’uscita sud è
infinita; curve, tornanti, lavori in corso…ma lo spettacolo del tramonto su
questi boschi e su questi monti è unico.
Arriviamo a Three Rivers che è già buio da un pezzo.
Troviamo una stanza al Confort Inn, accogliente (e conveniente) e concludiamo
la serata dividendo una pizza nell’unico ristorante che troviamo vicino
all’albergo: inaspettatamente, la pizza è ottima ed è piacevole mangiarla al
tavolo all’aperto, tra festoni di lucine rosse attorno ai vetri della pizzera e
al chiar di luna di questa sera, l’ultima di un viaggio alla scoperta dei
parchi americani: un viaggio che ci sembrava quasi una follia mentre lo
progettavamo e che invece è stato perfetto, bellissimo.
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