Martedì 18 settembre
Giornata ‘tranquilla’ a Las Vegas.
In un attrezzatissimo negozio, Paolo ieri si è procurato il
necessario per pulire il sensore della Canon: finalmente!! Tutte le nostre foto
sono state macchiate da un malefico pelucchio e qualche granello di
polvere...ne ho ripulite tante col Photoshop, ma sarebbe un lavoro immane
ripulirle tutte.
Ieri, una cosa ci aveva incuriosito: i soffitti dei giganteschi garages sono tutti pieni di impronte di scarpe, di ogni forma e dimensione. Paolo chiede delucidazioni ad un portiere e veniamo a sapere che, semplicemente, le persone premono o lanciano le scarpe sul soffitto per la lasciare la loro 'firma' qui a Las Vegas...beh, potevo esimermi? provvedo anche io a lasciare la mia, poi ci mettiamo in marcia e subito, verso le 9, ripassiamo davanti al Pawn Shop, per vedere come è la situazione: tutto tranquillo! Entriamo senza problemi e ci troviamo nel negozio visto tante volte in tv. Siamo stupiti da tanto è…piccolo, una realtà semplice; le foto dei protagonisti del reality sono dovunque, soprattutto sui gadgets: bicchieri, mugs, magliette, berretti…. Incredibilmente, il personaggio più gettonato è l’amico-dipendente tontolone, Chumley.
Ieri, una cosa ci aveva incuriosito: i soffitti dei giganteschi garages sono tutti pieni di impronte di scarpe, di ogni forma e dimensione. Paolo chiede delucidazioni ad un portiere e veniamo a sapere che, semplicemente, le persone premono o lanciano le scarpe sul soffitto per la lasciare la loro 'firma' qui a Las Vegas...beh, potevo esimermi? provvedo anche io a lasciare la mia, poi ci mettiamo in marcia e subito, verso le 9, ripassiamo davanti al Pawn Shop, per vedere come è la situazione: tutto tranquillo! Entriamo senza problemi e ci troviamo nel negozio visto tante volte in tv. Siamo stupiti da tanto è…piccolo, una realtà semplice; le foto dei protagonisti del reality sono dovunque, soprattutto sui gadgets: bicchieri, mugs, magliette, berretti…. Incredibilmente, il personaggio più gettonato è l’amico-dipendente tontolone, Chumley.
Uno degli esperti che nel reality compare più spesso è Mark Hall-Patton,
col suo bel barbone grigio e l’immancabile cappello: è il direttore del Clark
County Museum, che si trova a una ventina di miglia da Las Vegas, in direzione
della Hoover Dam: ci arriviamo verso le dieci e mezza, paghiamo ben 1$ a testa
(il mio primo ‘senior ticket’ !!) e ci troviamo davanti proprio Mark e la
poltrona senatoriale che abbiamo visto restaurare da Rick Restorations nel
reality; siamo ua decina di visitatori e Mark comincia ad accompagnarci nella visita
e a spiegarci mille cose: è davvero un esperto! Il suo inglese è chiaro ed è
interessantissimo sentirgli raccontare le storie e le curiosità di Las Vegas,
del gioco d’azzardo, dei personaggi famosi, dei pionieri che hanno affrontato
condizioni di vita impossibili per dar vita a questa contea. Ci parla della trasformazione
della Clark County, grande come Israele, da zone minerarie in quello che oggi
conosciamo, con i vari passaggi: il periodo dei gangster; il periodo dei test
nucleari (dove si è visto che veniva distrutto tutto…tranne certi tipi di
plastica: ci sono in esposizione due blocchetti di melamina che hanno resistito
all’esplosione); il dopoguerra in cui, senza più risorse, non si è trovato
altro da fare che…pubblicità: veniva pubblicizzata qualunque cosa, anche la più
insignificante, e questo ha richiamato l’attenzione, aumentato l’afflusso, reso necessario il
commercio. Casinò, negozi, moda (con qualche problema…i manichini di cera si
scioglievano nelle vetrine per il gran caldo). Si è fatto ‘business’ di ogni
cosa: soprattutto…dei matrimoni! Las Vegas cominciò ad attrarre personaggi
famosi: Elvis Presley sposò qui la sua Priscilla. Negli anni ’80, nella più
famosa cappella (queste cappelle non sono chiese: la cerimonia non è religiosa,
si tratta solo di una coreografia) in un solo giorno sono stati celebrati 400
matrimoni, uno ogni due minuti e mezzo (il posto più famoso per i divorzi, nel
frattempo, divenne Reno). Gli alberghi spuntavano dovunque, ma ci si accorse
che la gente semplicemente “girava e tornava indietro” per restare sullo
‘strip’, la zona più centrale del Las Vegas Boulevard: così, attorno
all’incrocio con Flamingo Road vennero costruiti alberghi più alti che poi vennero
demoliti per far posto a grattacieli con migliaia di stanze (e anche la
demolizione è divenuta spettacolo e storia). La mostruosa capienza attuale non
è esagerata: l’occupazione è in media del 95%. All’esterno del museo, sono
ricostruite (smontate e rimontate), case di abitazione tipiche americane: si
può entrare, respirare atmosfere di cui il cinema ha riempito il nostro
immaginario. Nelle stanze tutto è curato nei minimi dettagli, gli oggetti
restaurati, le stoffe d’epoca, gli elettrodomestici, il telefono, gli
impianti…storie nelle storie…
Mark è molto simpatico, si lascia volentieri fotografare
insieme ai suoi fans :)) ed io scambio
con lui i biglietti da visita.
Trascorriamo il pomeriggio in hotel, prima passeggiando un
poco all’interno, poi lavorando al blog (e dormicchiando).
Dopo la cena al buffet, passeggiamo lungo lo strip entrando
nei mega-casinò e nelle sfarzose lobbies
dei giganteschi alberghi a tema.
Caesars Palace, Treasure Island, Mirage, ma quello che ci
colpisce davvero è il Venetian: è notte, il cielo è stellato, ma dopo le sale
d’ingresso rivestite di marmi e decorate da affreschi, saliamo al primo piano
e….ci sembra di essere al tramonto sul Canal Grande! La finzione è persino più ‘bella’
di Venezia: sotto nuvolette in un cielo azzurro sono concentrati, puliti e in
scala, i famosissimi luoghi e monumenti che tutti conosciamo, lungo un Canal
Grande dove gondolieri portano a spasso i turisti cantando a squarciagola
‘That’s ammmoreee’ e ‘O sole mio’. L’illusione è perfetta; in Piazza S.Marco
svetta il campanile e bar e ristoranti sono affollatissimi, malgrado siano cari
come il fuoco.
Il Canal Grande finisce con una cascata nella lobby del
‘Palazzo’, adiacente al Venetian; qui il tema è l’autunno: gigantesche foglie
dorate volteggiano sopra la cascata, la cui acqua finisce in un laghetto
contornato da vegetazione con i colori autunnali.
Cominciamo ad essere stanchi, ma stoicamente arriviamo sino
al Caesars Palace, costituito da tre giganteschi edifici; però qui, in questo
regno dell’illusione, anche le distanze ingannano…per rientrare all’auto,
scarpinata controcorrente nella folla che ha appena assistito alle fiammate
della quotidiana eruzione dell’isola del tesoro, nel bel mezzo del laghetto
artificiale sotto al Treasure Island. In camera, io crollo addormentata, mentre
Paolo, stakanovista, lavora a questo blog fino a tardi e poi anche al mattino
presto.
| Anch'io lascio un'impronta a Las Vegas: quella dei miei sandali, che hanno calpestato deserti e montagne, da Seattle fino a qui :))) |
| Un lavoro da certosini |
| Nelle case ci sono tutti i tipi di oggetti domestici: questi sono 'asciuga-guanti' |
| La melamina sopravvissuta ai test nucleari |
| Una tipografia dell'epoca; anche l'interno è perfettamente ricostruito, con stupende macchine originali |
| Gli interni sono protetti da vetrate |
| La ricostruzione della chiesetta famosa per le migliaia di matrimoni a Las Vegas (ma della chiesa aveva solo le sembianze: i matrimoni erano esclusivamente civili) |
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