Venerdì 21 settembre
Merced – San Francisco
Mentre io dormivo, incurante dei fischi dei treni merci che transitano di qui tutta la notte, Paolo dormiva a
spizzichi, lavorando a questo blog …. mappe, carico
foto…per i nostri cari lettori, a cui pensiamo così spesso durante questo
viaggio.
Al ‘continental breakfast’ del nostro Travellodge, faccio
seguire del lavoro con le mie mail e l’upload nel blog dei testi che ho
elaborato negli ultimi giorni, spesso lavorandoci durante il viaggio.
Partiamo così piuttosto tardi, alle 10:45 e imbocchiamo la
99, verso San Francisco.
Attorno a noi la pianura fertile coltivata, poi colline
gialle coronate da centinaia di mulini a vento e poi finalmente vediamo in
lontananza San Francisco, dall’alto….è emozionante per me, che ho dipinto
questa città, vederla comparire così, proprio come l’ho immaginata,
nell’atmosfera azzurra della luce del mattino.
La Canon di Paolo fa cilecca, proprio mentre il panorama di
San Francisco compare prima del Bridge Bay!!!
Cerco di rimediare col mio cellulare. L’ingresso in città dal
Bay Bridge è scenografico: in lontananza appare il Golden Gate Bridge, mentre i
grattacieli ci sfilano accanto e in un attimo ci ritroviamo a circolare per le
famose –davvero ripidissime- strade di San Francisco. Qui e là chiediamo una
stanza per due notti nei motel: incontriamo qualche difficoltà perché domani
c’è un festival ed è quasi tutto esaurito (e per la notte clou di domani i
prezzi sono più che raddoppiati). Alla fine, per non perdere troppo tempo, ne
scegliamo uno ad un prezzo ragionevole, modesto ma piazzato ottimamente (vicino
alla famosa Lombard, la strada ripidissima, tutta a zigzag).
Dopo un rapido picnic in camera, partiamo alla scoperta
della città.
Per prima cosa percorriamo i ripidi tornanti della Lombard,
affiancati da ortensie fiorite (visti mille volte al cinema e in tv)…impossibile
non sentire un brivido nella discesa, anche per la vista, che è stupenda.
Poi, tra un saliscendi continuo e panorami che si aprono
all’improvviso uno dopo l’altro, giungiamo al famoso Pier 39, il molo al fondo
del quale una colonia di leoni marini ha deciso da tempo di restare ad abitare.
Sul molo, caratteristico per la sua struttura in legno, a più livelli, si
susseguono negozi e boutiques, ristoranti e bar in un’atmosfera tutta
particolare piacevolissima. Luci, insegne, musica, un teatrino, una giostra,
fiori, un andirivieni di persone tra gli effluvi dei ristoranti: gamberi,
salmone, zuppe di pesce servite in pagnotte dalla calotta tagliata che funge da
coperchio. Tira un vento freddo, ma siamo ben coperti e stiamo bene. Tra una
bottega e l’altra (qui, per precisa scelta, sono ammessi solo commercianti
locali) compaiono scorci della città, del mare, del cielo in cui sta
tramontando un abbagliante sole.
Alcatraz è proprio lì davanti, a poca distanza e, anche se
non è più penitenziario, viene spontaneo pensare al contrasto tra quella realtà
e quella del Pier 39.
Infine, simpaticissimi, i leoni marini: giunti all’estremità
del livello più alto, li vediamo di sotto, spaparanzati su una serie di piattaforme di
legno galleggianti, mentre si preparano per la notte. La maggior parte sono distesi
e addormentati uno accanto all’altro (spesso uno sopra l’altro); alcuni si
stiracchiano, si accoccolano, si rotolano a pancia in su, ma alcuni sono
irrequieti e litigano tra loro, dandosi spintoni e riempiendo l’aria dei loro
versi forti e cavernosi. Decidiamo di scendere per vederli meglio e nel
percorso notiamo un ristorante, il Bubba Gump Shrimp, più frequentato degli
altri, con alcune persone in attesa…il menu in cui regnano i gamberi ci pare
allettante e ci mettiamo in lista per un tavolo. Trascorriamo l’attesa
divertendoci con le liti territoriali (ma forse sono solo giochi) dei leoni
marini.
Quando entriamo nel ristorante, ci accorgiamo che è a tema
‘Forrest Gump’ (film che adoro, l’ho visto e rivisto): Bubba è l’amico di Forrest,
quello ‘fissato’ con i gamberi. Un amico sfortunato, che non sopravvive alla
guerra ed è Forrest a realizzare il suo sogno: la barca per la pesca dei
gamberi.
Chi vuole, può trovare uno stralcio del monologo di Bubba
sui gamberi qui: http://it.wikiquote.org/wiki/Forrest_Gump ).
Nel ristorante, tutto richiama il film, l’ambiente è rumoroso,
ma davvero piacevole ….e la cena anche! Gamberi, naturalmente: dapprima ci
portano come antipasto una pentolina da cui versano su carta di giornale
(finta…è carta alimentare, niente piombo o inchiostro) dei gamberi conditi con
una ottima salsa speziata e piccante, da mangiarsi rigorosamente con le mani,
poi dei gamberi fritti con riso basmati per Paolo e uno spiedino di gamberi e
verdure per me. Cena ottima e divertente.
Ci godiamo la passeggiata per uscire dal Pier 39. C’è la
luna; il vento ha reso l’aria limpidissima e le luci di San Francisco brillano
sulle alture attorno alla baia. Se il primo impatto, stamattina, ci ha
richiamato alla mente i film con gli inseguimenti pazzi su e giù per le strade
a balzi tipiche della città, come non pensare ora alla serata di “Indovina chi
viene a cena”…è strano: trovarsi ‘dentro’ i luoghi che il cinema ha reso
mitici, invece che rendere surreale la realtà, rende l’immaginario dei film reale;
immersa in questa città multietnica, davanti ai miei occhi scorrono immagini
contrastanti di vedute che mi sono familiari, anche se è la prima volta che mi
trovo a San Francisco, e contrastante è ciò che evocano: il passeggio rilassato
sul molo sullo sfondo dei grattacieli del Financial District; le luci delle
abitazioni, migliaia e migliaia, dove convivono persone di ogni razza, e la
realtà dell’integrazione, tema scottante ai tempi (e ancora ora…) del film
immortale con gli indimenticabili Sindney Poitier, Spencer Tracy, Catherine
Hepburn; l’immobilità granitica di Alcatraz ed il brulicare movimentato di
tutta la città, irraggiungibile dai detenuti che tanto tempo hanno trascorso
nel durissimo carcere (quanti film, qui!).
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