Giovedì 20 settembre
Caffè e biscotti, seduti fuori dalla nostra cabin, e poi
via!
Con un ultimo spettacolo, un panoramico passo ci porta su un
altopiano popolato da Joshuatrees, in vista della spettacolare Sierra Nevada.
Scendiamo nella vallata.. è un piacere vedere i primi alberi
a Lone Pine, dove sostiamo per il pieno e le spese. Due cavalli, in posizione
tattica per scacciarsi a vicenda con le code le mosche via dal muso, ci danno
il benvenuto nella verde Bishop, località turistica curata ed elegante, che
sorpassiamo, proseguendo in direzione di Lee Vining. Tutto cambia: la vista
sulle montagne, sui loro ghiacciai e sui laghi blu nella vallata è
spettacolare, mentre compaiono le prime conifere.
A Lee Vining facciamo un picnic panoramico: davanti a noi il
Mono Lake, che non mi stanco di guardare, tante sono le sfumature di azzurro
che sulla sua superficie si alternano ai riflessi scuri o dorati delle alture
circostanti, e un aeroportino: un areoplanino dalle ali bianche e rosse, vi
atterra dopo aver volato un po’ a 8 sopra il lago.
Un rapido passaggio al vicino bar per un caffè e poi
imbocchiamo la Tioga Pass Road, spettacolare fin dall’inizio: si sale
rapidamente tra scarpate aspre, mentre compaiono le vette. Superiamo un
laghetto, vediamo la strada snodarsi verso l’alto e tagliare una ripida e
brulla scarpata….io sono un po’ sul chi vive, dopo l’esperienza del Logan Pass,
ma la strada è ampia e soprattutto noi la percorriamo per il verso ‘giusto’ e
arriviamo velocemente ai 3031 metri del Tioga Pass, dove c’è il casello di
ingresso nello Yosemite: Entriamo col nostro pass (è il pass da 80$, acquistato
al Glacier Ntl. Park, valido per un anno in tutti i Parchi Nazionali:
stra-sfruttato!!). Il ranger ci dà un sacco di materiale: oltre al bellissimo
depliant (tipico dei Ntl. Parks), c’è la documentazione che ci chiarisce le
idee riguardo l’hantavirus, il malefico virus che negli ultimi mesi ha
contagiato molte persone, facendo tre morti e causando un allerta generale nel
mondo, dato che almeno 25.000 persone
hanno frequentato i luoghi a rischio di Yosemite negli ultimi mesi e il periodo
di incubazione della malattia è di un mese e mezzo.
Leggiamo coscienziosamente tutto quanto: a differenza di
quanto riportato dalle notizie allarmistiche, l’unico roditore che trasmette la
malattia è il Deer Mouse ed il pericolo di contagio c’è solo negli ambienti
chiusi dei campgrounds: questi roditori hanno nidificato nelle basi in legno
delle tende, ed il contagio avviene respirando particelle di polvere o
ingerendo cibi contaminati dai loro escrementi e saliva. Il fenomeno è
circoscritto a due campgrounds, da cui staremo alla larga: per il resto, tutto
è in pieno funzionamento a Yosemite: rangers, personale per la manutenzione, personale
dei lodges e degli stores vivono qui ed il parco è frequentato ogni giorno da
migliaia di turisti.
Comunque, forse per un eccesso di prudenza, decidiamo di non
entrare in nessuna delle strutture: evitiamo i visitors centers, i servizi, gli
stores e schiviamo tutti i luoghi affollati.
Uno dopo l’altro si aprono davanti a noi scenari grandiosi e
bellissimi. Montagne, rocce, fiumi e laghetti; è molto diverso da Yellowstone.
Con una strada sinuosa, tra foreste di alberi giganteschi,
raggiungiamo la Yosemite Valley ed il suo idilliaco paesaggio. All’improvviso,
ci si para davanti El Capitain, con la sua mole altissima: mi viene spontaneo,
come a tutti gli altri automobilisti, quasi inchiodare….lo spettacolo è troppo
bello. Alla nostra destra, le pareti verticali delle Bridalveil Falls (le
cascate ci sono solo in maggio-giugno, ma le rocce altissime sono comunque
spettacolari). Scattiamo foto all’impazzata, anche perché nuvole leggere,
passando veloci, creano effetti di luce sul granito. Poco dopo, ci emozioniamo
alla vista della famosissima Half Dome….ma
lo spettacolo più bello deve ancora venire.
Con quasi un’ora di strada, panoramica e tra le foreste,
saliamo al Glacier Point.
Poco prima di arrivare, nel bel mezzo di un tornante, un
bellissimo coyote se ne sta perplesso a guardare le auto, cercando un modo per
attraversare la strada…non faccio a tempo a fotografarlo, sigh!
C’è un breve sentiero da percorrere: scoiattoli
indaffaratissimi lo attraversano di continuo; un gruppo di cerbiatti ci passa proprio
davanti, tranquillamente, stagliandosi in controluce nel cielo.
Poi, giungiamo al belvedere e un panorama grandioso ci si
apre davanti agli occhi: El Capitain, la Yosemite Valley a picco mille metri
sotto di noi, una corona di montagne. Al centro, spettacolare, la Half Dome. Mi
scuso, ma non ho più aggettivi…di fronte a tanta bellezza, rimaniamo in
silenzio, come tutti gli altri. Al massimo, si sussurra qualche parola.
È difficile, davvero difficile, decidere di allontanarsi da
qui.
Il sole però sta calando velocemente e abbiamo tanta strada
ancora davanti.
Inoltre, per la nostra decisione prudenziale, siamo stati alla
larga da tutti i luoghi chiusi e, soprattutto, dai servizi: situati in
microscopiche casupole, sono frequentati da migliaia di persone e lasciati
quasi a sé quanto a igiene….quindi, ripercorriamo la strada tra i boschi e ci
dirigiamo a ‘El Portal’, l’uscita ovest del parco.
Ormai è buio. C’è un quarto di luna luminosissimo che ci
accompagna lungo la El Portal Road, che segue una valle buia e ci porta fino a
Mariposa.
La strada scende tra le colline e, lontano, si intravvede la
pianura con le sue luci… torniamo nella civiltà. Alle 9 siamo al Travelodge
diMerced, mangiamo un hamburger e poi a nanna: domani, San Francisco!
| Immortalato il nostro picnic tipico: io insalata 80% e carne 20% (tacchino, pollo, o rastbeef), Paolo insalata 10% e carne 90% |
FANTASTICO!!! dopo Marte ora anche la LUNA! :)
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