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giovedì 20 settembre 2012

#Giovedì 20 settembre - Yosemite




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Giovedì 20 settembre
Caffè e biscotti, seduti fuori dalla nostra cabin, e poi via!
Con un ultimo spettacolo, un panoramico passo ci porta su un altopiano popolato da Joshuatrees, in vista della spettacolare Sierra Nevada.
Scendiamo nella vallata.. è un piacere vedere i primi alberi a Lone Pine, dove sostiamo per il pieno e le spese. Due cavalli, in posizione tattica per scacciarsi a vicenda con le code le mosche via dal muso, ci danno il benvenuto nella verde Bishop, località turistica curata ed elegante, che sorpassiamo, proseguendo in direzione di Lee Vining. Tutto cambia: la vista sulle montagne, sui loro ghiacciai e sui laghi blu nella vallata è spettacolare, mentre compaiono le prime conifere.
A Lee Vining facciamo un picnic panoramico: davanti a noi il Mono Lake, che non mi stanco di guardare, tante sono le sfumature di azzurro che sulla sua superficie si alternano ai riflessi scuri o dorati delle alture circostanti, e un aeroportino: un areoplanino dalle ali bianche e rosse, vi atterra dopo aver volato un po’ a 8 sopra il lago.
Un rapido passaggio al vicino bar per un caffè e poi imbocchiamo la Tioga Pass Road, spettacolare fin dall’inizio: si sale rapidamente tra scarpate aspre, mentre compaiono le vette. Superiamo un laghetto, vediamo la strada snodarsi verso l’alto e tagliare una ripida e brulla scarpata….io sono un po’ sul chi vive, dopo l’esperienza del Logan Pass, ma la strada è ampia e soprattutto noi la percorriamo per il verso ‘giusto’ e arriviamo velocemente ai 3031 metri del Tioga Pass, dove c’è il casello di ingresso nello Yosemite: Entriamo col nostro pass (è il pass da 80$, acquistato al Glacier Ntl. Park, valido per un anno in tutti i Parchi Nazionali: stra-sfruttato!!). Il ranger ci dà un sacco di materiale: oltre al bellissimo depliant (tipico dei Ntl. Parks), c’è la documentazione che ci chiarisce le idee riguardo l’hantavirus, il malefico virus che negli ultimi mesi ha contagiato molte persone, facendo tre morti e causando un allerta generale nel mondo, dato che almeno 25.000  persone hanno frequentato i luoghi a rischio di Yosemite negli ultimi mesi e il periodo di incubazione della malattia è di un mese e mezzo.
Leggiamo coscienziosamente tutto quanto: a differenza di quanto riportato dalle notizie allarmistiche, l’unico roditore che trasmette la malattia è il Deer Mouse ed il pericolo di contagio c’è solo negli ambienti chiusi dei campgrounds: questi roditori hanno nidificato nelle basi in legno delle tende, ed il contagio avviene respirando particelle di polvere o ingerendo cibi contaminati dai loro escrementi e saliva. Il fenomeno è circoscritto a due campgrounds, da cui staremo alla larga: per il resto, tutto è in pieno funzionamento a Yosemite: rangers, personale per la manutenzione, personale dei lodges e degli stores vivono qui ed il parco è frequentato ogni giorno da migliaia di turisti.
Comunque, forse per un eccesso di prudenza, decidiamo di non entrare in nessuna delle strutture: evitiamo i visitors centers, i servizi, gli stores e schiviamo tutti i luoghi affollati.
Uno dopo l’altro si aprono davanti a noi scenari grandiosi e bellissimi. Montagne, rocce, fiumi e laghetti; è molto diverso da Yellowstone.
Con una strada sinuosa, tra foreste di alberi giganteschi, raggiungiamo la Yosemite Valley ed il suo idilliaco paesaggio. All’improvviso, ci si para davanti El Capitain, con la sua mole altissima: mi viene spontaneo, come a tutti gli altri automobilisti, quasi inchiodare….lo spettacolo è troppo bello. Alla nostra destra, le pareti verticali delle Bridalveil Falls (le cascate ci sono solo in maggio-giugno, ma le rocce altissime sono comunque spettacolari). Scattiamo foto all’impazzata, anche perché nuvole leggere, passando veloci, creano effetti di luce sul granito. Poco dopo, ci emozioniamo alla  vista della famosissima Half Dome….ma lo spettacolo più bello deve ancora venire.
Con quasi un’ora di strada, panoramica e tra le foreste, saliamo al Glacier Point.
Poco prima di arrivare, nel bel mezzo di un tornante, un bellissimo coyote se ne sta perplesso a guardare le auto, cercando un modo per attraversare la strada…non faccio a tempo a fotografarlo, sigh!
C’è un breve sentiero da percorrere: scoiattoli indaffaratissimi lo attraversano di continuo; un gruppo di cerbiatti ci passa proprio davanti, tranquillamente, stagliandosi in controluce nel cielo.
Poi, giungiamo al belvedere e un panorama grandioso ci si apre davanti agli occhi: El Capitain, la Yosemite Valley a picco mille metri sotto di noi, una corona di montagne. Al centro, spettacolare, la Half Dome. Mi scuso, ma non ho più aggettivi…di fronte a tanta bellezza, rimaniamo in silenzio, come tutti gli altri. Al massimo, si sussurra qualche parola.
È difficile, davvero difficile, decidere di allontanarsi da qui.
Il sole però sta calando velocemente e abbiamo tanta strada ancora davanti.
Inoltre, per la nostra decisione prudenziale, siamo stati alla larga da tutti i luoghi chiusi e, soprattutto, dai servizi: situati in microscopiche casupole, sono frequentati da migliaia di persone e lasciati quasi a sé quanto a igiene….quindi, ripercorriamo la strada tra i boschi e ci dirigiamo a ‘El Portal’, l’uscita ovest del parco.
Ormai è buio. C’è un quarto di luna luminosissimo che ci accompagna lungo la El Portal Road, che segue una valle buia e ci porta fino a Mariposa.
La strada scende tra le colline e, lontano, si intravvede la pianura con le sue luci… torniamo nella civiltà. Alle 9 siamo al Travelodge diMerced, mangiamo un hamburger e poi a nanna: domani, San Francisco!

















































































Immortalato il nostro picnic tipico: io insalata 80% e carne 20% (tacchino, pollo, o rastbeef), Paolo insalata 10% e carne 90%  









































































































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